Solo un gatto.

jack sally“Son solo gatti”, dicono, e tecnicamente hanno ragione. Hanno vibrisse e coda, orgoglio e orecchie a punta. “Solo gatti”, ripetono, e in cuor tuo pensi che sì, hanno ragione, son solo gatti.

E’ che dovresti spiegar loro di quante volte, tornando a casa nel cuore della notte, te li sei trovati lì, a pochi passi dalla porta, ad aspettarti con una tenacia fedele che, di solito, sta bene addosso ai cani. Quante mattine li hai visti più attenti alle tue carezze che alla ciotola di croccantini, quante notti te li sei trovati addosso, con un caldo atroce e un concerto di fusa nelle orecchie. Dovresti raccontare quante cose ti hanno insegnato, a partir da quella poesia di Neruda che ti viene in mente ogni volta che incroci il loro sguardo e che dice che ogni gatto vuol esser gatto dalla punta dei baffi alla punta della coda. E da quella frase lì sei partita, ed eri a pezzi come un puzzle, con la certezza di voler esser Stefania, dalla punta dei baffi alla punta della coda. Con gli occhi che si riflettevano in quelli di Amelia Pond, ché se non l’avessi incontrata là, in fondo alla strada, coperta di fango e con gli occhi chiusi, non avrei mai realizzato quanto vale la gratitudine e quanta reciprocità ci sia nella generosità. Di quanto mi abbia salvato, mentre io salvavo lei.

Son solo gatti, è vero, ma gatti che capiscono quando la giornata è andata storta e ti si arrotolano attorno alle gambe, col naso umido e il pelo morbido, come a dire che “farai schifo in tutto, umana, ma a me piaci anche così”. Gatti che si acciambellano accanto a te quando fai vincere il magone e “posso darti solo molte fusa e una leccata al naso, ma non piangere ché viene il magone anche a me”. Gatti, silenziosi, che ti fan capire come la vita vada presa con equilibrio e passione, fedeltà verso sé stessi e una sana dose di cinismo. Con i fatti, ti dimostrano che la vita non si addomestica, ma che quando riesci a ottenerne la fiducia sospettosa, sei già un passo più avanti. Ché il mondo potrà anche crollare, ma la musica, le fusa, ci abiteranno dentro per sempre, e allora sarà possibile ricominciare ancora, di nuovo, altrove.

Solo gatti, dicono. E non sanno quanto pesa un “solo”. 

#DajeStefà: in principio era MsN

Amelia Pond e la sottoscritta.
Amelia Pond e la sottoscritta.

Anni fa, tutto iniziò da un blog.

Si chiamava con quei nomi improponibili che ti vengono in mente quando hai diciannove anni, molta fantasia e poca dimestichezza con la vita. Dentro c’era, più o meno, di tutto. Scleri, domande, passioni, progetti. La cattiva notizia è che, dieci anni dopo, accanto alle rughe e vicino ai trenta, scleri e domande ci sono ancora. La notizia buona, però, è che ho lasciato spazio anche a passioni e progetti, mettendoci in mezzo tanto social e parecchia vita. #DajeStefà, dunque, nasce sotto una stella buona. Quantomeno, questa volta, è accesa.

Si parlerà – e quando mai non parlo? – di quel che sento mio. Una volta saranno gli ultimi ombretti di Nabla, la volta dopo le paturnie dei miei gatti, poi ancora di yoga o di cucina, di politica o dei fatti miei. L’unico filtro, insomma, è che non ci saranno filtri che non siano la mia voglia di scrivere. Coi miei tempi, i miei modi e i miei argomenti: è una triste monarchia, la mia.

Perché l’altra cosa che, negli ultimi dieci anni, è rimasta invariata, è questa: gira che ti rigira, parlo sempre e solo di quel che scelgo.