#saveBorsalino

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Sulla tua tesa elegante, altera, ha ballato un intero mondo. Uomini d’affari, divi del cinema, signori eleganti e distinti, tutti fieri del proprio Borsalino, calato con orgoglio su una testa d’altri tempi. Sei stato immortalato dalla macchina da presa, acchiappato dai flash dei fotografi e consumato dalla gente comune, che t’aveva acquistato una volta e mai più lasciato. Ti sei posato sulla testa di Humphrey Bogart e su quella di Al Capone, hai visto la Grande Bellezza con Toni Servillo e ti sei accomodato sul capo di Charlie Chaplin, senza che ti scivolasse mai via quell’aria alessandrina, quell’incedere inconfondibile.

Sei grigio come noi, e come noi sai che non c’è orgoglio più grande, per un alessandrino. Hai trascinato con te, in giro per il mondo, l’eleganza di chi ha imparato ad esser zuppo di nebbia, paziente coi fiumi, coraggioso con gli anni. Perso in mille colori, abbagliato da mille luci, ma sempre grigio, sempre onesto, sempre fedele a quello scampolo di terra in mezzo a tre grandi città. Sempre alessandrino, ché solo un alessandrino sa quanto sia vera quella faccenda dell’odi et amo, e non c’è giorno in cui non volerei via solo per il gusto di ritornare, perché a guardare la punta del Duomo mi sale il magone. 

Figlio d’un padre che ha abbracciato la propria città, nipote d’un nonno che le ha regalato un acquedotto ed un ospedale, una rete fognaria ed una casa di riposo. Stretto stretto a quei personaggi dipinti ad acquarello che han fatto la vita d’una Alessandria che non c’è più, che ogni tanto però s’intravvede. Orgoglioso protagonista di partite allo stadio, fiero trionfatore sulla testa d’una delle tue penne più illustri, umile e volenteroso accanto ad una beata che ti chiede aiuto, ché “i poveri aumentano a più non posso”. 

A vederti in declino, a saperti andar via, sale in gola un magone strano, di quello che fiorisce quando capisci che Babbo Natale non passerà più, che son finite le favole, scomparse le fate. Eppure, vecchio mio, ne hai fatta un’altra delle tue: hai fatto leva sul grigio, hai impastato questi cuori mandrogni con la nebbia, e c’hai commossi tutti, un’ultima volta. Che sia un miracolo, che ci scappi la meraviglia, non ci giurerei. Ma a vederti su tante teste, a sentirti su mille labbra, mi s’allarga un po’ il cuore.