I miei mostri.

I mostri più infami li ho chiamati per nome, avevano un volto, uno sterno, un addome, m’han fatto pensare di non esser da sola, sogni e progetti, viaggi e lenzuola.

“Ti prometto una vita di meraviglia, io e te contro il mondo, la nostra famiglia. Per sempre al tuo fianco, è la verità, ma ti prego non chiedermi in cambio onestà. Fammi giocare ad esser perfetto, nascondi la polvere ben sotto al tuo letto: che non si sappia che sono bugiardo, meglio piuttosto passar per codardo”.

I mostri più brutti li ho chiamati “amor mio”, sfidando la Bestia, temendo un addio. Non tremavo di fronte ai ruggiti più atroci, votavo il mio cuore alle bestie feroci. Certe zampate m’han lasciato un po’ zoppa, troppe le lacrime a tapparmi la bocca.

Di alcuni graffi porto ancora memoria, la pelle dei polsi, il mio libro di storia. Volevo trasformare la mia bestia in un uomo, ma quello è un viaggio che si affronta da solo. L’unica cura per la belligeranza, eran passi ben tesi, tanta distanza, ché chi ama davvero non sa esser cattivo, felicità, il solo obiettivo.

La bestia più grossa l’ho affrontata da sola, urlo strozzato, tra il cuore e la gola, inquieto dondolio nella mia incertezza, sospingere a fondo ogni nuova amarezza. Di fronte al nemico dai confini sfocati a poco valevano i miei fidi soldati: Controllo, Ordine e Disciplina tre piccoli fanti, periti in sordina.

Soltanto Coraggio mancava all’appello, eroe d’altri tempi, da piume e cappello, silente aspettava, coltello alla mano, il mostro più atroce, seppure lontano. A corrergli incontro, con insana destrezza, una buona dose di Leggerezza: perché sparisca un fantasma, aveva capito, non serve altro che un passo più ardito. Passargli attraverso, guardarlo negli occhi, il dolore si affronta, non serve esser sciocchi.

Eppure, miei mostri, presenti e passati, son quasi felice d’avervi incontrati: carezzo con cura le cicatrici, serve costanza, per esser felici. E nel tentativo di farmi le scarpe m’avete istruito a regola d’arte: un’altra freccia nella mia faretra, uno scudo più saldo, una nuova pietra da mettere in tasca, accanto alla fionda, pronta a difendermi nella baraonda.

Pubblicato da

Stefania Cava

Might be slightly chatty.

1 commento su “I miei mostri.”

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