Manuale d’istruzioni per cuori infranti.

cookie-2333024_1920.jpgCi rifletto da un paio di settimane: se ti lasciano la notte della vigilia di Natale, mentre sei ancora avvolta nel nastro con cui speravi di impacchettargli il regalo, dovresti avere come minimo qualche bene di conforto passato dalla mutua. Parlo di cose semplici, di piccole consolazioni, di microscopiche carezze che ti sostengono mentre sei lì, ancora stordita dal contraccolpo, intenta a chiederti quando il massimo dell’incanto è diventato il massimo dell’inganno.

Voglio un pacco famiglia di fazzoletti, perché quando è tempo di sorrisi non ne compro mai abbastanza, e del gelato, perché quando è tempo di baci mi scordo sempre lo zucchero. Mi farebbe comodo la filmografia di Tarantino, per incanalare la rabbia, e tutte le stagioni di Sex and The City, per dare un verso alle lacrime. Mi tornerebbero utili il primo album delle Spice Girls, ché Wannabe è quasi un antidepressivo, e una foto di Ed Sheran con cui giocare a freccette, perché quella canzone maledetta passa in radio con una frequenza snervante. Pagherei oro per un oracolo capace di darmi tutte le risposte o, in alternativa, per una liquore abbastanza forte da togliermi tutte le domande. Mi piacerebbe una voce incessante nelle orecchie, un “tranquilla, passerà” e potrebbe fare i milioni chiunque sia in grado d’inventare un aggeggio capace di far ricordare tutte le volte in cui è già passata. Voglio – pretendo – un album da colorare, perché mentre piangi come una disperata è difficile stare nei bordi, e quando hai smesso di piangere – finalmente – ti rendi conto che la vita è quella cosa lì, quel colpo di pennarello fuori dal contorno. 

M’accontento di poco, vedete. Quel che basta per ricordarmi che soffro perché son viva, e son viva perché ho sempre avuto più coraggio che buon senso. Che m’innamoro e che m’impegno, che mi fido e che ci credo, che quei segni sulle ginocchia e sui palmi delle mani son le cicatrici d’una che si butta, e pazienza se farà così male da togliere il fiato. Soprattutto, che ogni cosa sia memoria del fatto che è successo, ché a dimenticar la vita si fa uno sgarbo solo a sé stessi, e pazienza se sia più facile turarsi il naso e tapparsi gli occhi, finché campo non ci sarà una schifezza che non sarò pronta a pagare, una magia che non accetterò di vivere. Ecco: nella notte in cui s’è sgretolato un castello di carte, avrei avuto bisogno di questo, un Manuale d’Istruzione per Cuori Infranti. Perché tutto passa, è vero, ma qualcosa – memoria, amore, istinto di sopravvivenza – resta sempre. Per fortuna.

 

Pubblicato da

Stefania Cava

Might be slightly chatty.

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