Bellezza da cornice.

paint-2985569_1920.jpgC’è la bellezza che vedevo, da bambina, nelle macchie caffelatte presenti sul volto di mia mamma, e che ora non riesco a riconoscere nelle stesse, identiche, che sono fiorite sul mio viso. C’è la bellezza di chi sa come strappare un sorriso, ma anche quella di chi, spesso, riesce a farlo solo a proprie spese, sulla propria pelle, allargando ancora di più cicatrici d’insicurezza. C’è la bellezza di chi spera nell’apparenza, perché a volte la sostanza pare non bastare e sto mondo tecnologico, rapido e social ci ha insegnato che siamo anche in funzione di quanto sembriamo, e allora fioriscano i selfie, e le bocche a papera, e le app di fotoritocco. C’è la bellezza assorta, quella che spunta quando si è impegnati a far qualcosa che si ama profondamente: me ne sono accorta grazie ad una foto scattata per caso, in cui sono io ma non son totalmente me stessa. In quel naso rosso ho visto serenità, gioia e bellezza. Non da copertina, certo, ma da cornice. E su questo dettaglio mi son fermata.

In trent’anni di vita, venticinque di ricordi, quindici di pensieri più articolati del previsto, mi sono imbattuta nella bellezza un sacco di volte. Oserei dire che c’è stata bellezza in ogni attimo – anche quelli cupi, soprattutto in quelli dolorosi – eppure l’ho capito dopo, l’ho capito tardi. Non biasimatemi, pensavo che fosse una questione di copertina, la bellezza. Quella delle super top model, quella delle veline, quella delle attrici che parevano bambole particolarmente vive, perfette nelle proporzioni e nei gesti. Cercavo qualcosa che fosse perfetto, e contemporaneamente mi innamoravo di ciò che perfetto non era. Un paesaggio con un dettaglio stonato, un viso particolare, un’espressione del viso buffa, tutto contribuiva ad arricchire la mia idea di bellezza, senza che neppure me ne rendessi conto. Ma lei c’era, cheta e sorniona, pronta a farsi scoprire, con tutta la pazienza delle cose semplici, ovvie, inevitabili.

Parliamo di bellezza, perché se ne parla sempre e non se ne parla mai abbastanza. Parliamo di bellezza, perché secondo Dostoevskij salverà il mondo ed io sono in una curva di vita in cui ho un terribile bisogno di credere che qualcosa verrà salvato. Parliamo di bellezza perché a volte sembra di nominare l’elefante rosa nella stanza, che tutti osservano ma nessuno ammette di guardare. Parliamo di bellezza e facciamolo partendo da un presupposto: la cercherete sulle copertine e la sorprenderete dentro alle cornici per poi meravigliarvi – fidatevi – quando capirete da quali dei due mondi è uscita.

Pubblicato da

Stefania Cava

Might be slightly chatty.

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