Tutta mia.

pexels-photo.jpgSon tutta mia, sia chiaro. Mie le gambe, le braccia, le labbra, le spalle, gli occhi. Mie le mani, i polpastrelli, le unghie, l’ombelico, il collo. Non c’è una parte di me che non sia mia, che non m’appartenga totalmente. E’ di mia proprietà il gomito, son mie le ossa del bacino, mio possesso entrambe le caviglie. La pelle, tutta mia. Le vene e le arterie, anche quelle mie. Ogni ciglia, tutti i pori della pelle, persino i capelli, miei ad uno ad uno. Sono mia e son responsabile di me, di ciò che scelgo di far del mio corpo: m’andasse di tatuarmi un dragone su tutta la schiena, ad esempio, sarebbe un mio diritto. Scegliessi di tingermi i capelli di blu, o di viola, o di rasarmi a zero fino a sembrare Charlie Brown, ad esempio, sarebbe una mia decisione. Perché sono mia, capite? Da cima a fondo, sempre mia, dentro e fuori.

Son tutta mia, sia chiaro. E’ per questo che posso scegliere. Ho ceduto la punta delle mie dita e le ho osservate correre veloci su una tastiera, ho offerto antri di cuore e spicchi di ventricolo, ho dato in prestito anse di cervello e le ho messe al servizio di ciò che credevo giusto, onesto, buono. Le labbra le ho cedute a qualche bacio, gli occhi dati in prestito a svariati pianti. Il sorriso è finito nelle mani di qualche galantuomo e di molti farabutti: non mi son mai pentita d’averne elargiti così tanti, né di averne regalati a chi non poteva – non voleva, non sapeva – come fare a ricambiare. Ho scambiato respiri e sospiri, carezze e silenzi: sempre ceduti, prestati e recuperati, a volte sprecati, ogni tanto regalati, ma mai strappati, mai rubati.

Son tutta mia, sia chiaro. Lo sono perché ho avuto la fortuna di incappare in uomini che fossero capaci di vedermi i contorni, di capire quali fossero i confini, i limiti, le frontiere. Lo sono perché mi è capitata la fortuna di nascere figlia d’un padre che m’ha spiegato la libertà e di una madre che mi ha trasmesso l’indipendenza, sorella d’un fratello che m’ha sempre visto come diversamente simile, ugualmente pari, donna in una famiglia che non ha mai negato aiuto e non ha mai imposto protezione. Han fiducia nelle mie ali e nei miei voli e mai una volta ho pagato il prezzo d’esser nata con una coppia di cromosomi omologhi uguali. pexels-photo-110321.jpeg

Son tutta mia, sia chiaro. E non c’è alcol o gonna troppo corta o maglia troppo scollata o stato d’incoscienza che possa cambiar questa faccenda. Son mia quando dico no, son mia quando non sono abbastanza in me da capir la differenza che passa tra l’annuire ed il negare. Son mia anche quando dico sì, ma lì, per lo meno, ho concesso il permesso, mi son prestata: m’aspetto che mi trattiate con rispetto – sempre – con amore – se potete – con onestà – se siete abbastanza uomini da riuscirci. Considerate questo: che son tutta mia, e lo so. E che lo sarò finché non troverò chi capisca che son tutta mia e accetti di buon grado la cosa per poi scoprire d’aver trovato l’unico modo per farsi donare per sempre una parte della mia anima. Considerate questo. Siamo tutte, tutte nostre. Non è strappandoci consensi annebbiati, non è violentandoci con straziante sesso rubato, che cambierete le cose. Siamo tutte nostre. 

Pubblicato da

Stefania Cava

Might be slightly chatty.

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