Ti prometto che sarà una meraviglia.

paperboat-1014962_1920.jpgVe lo ricordate, com’è avere tredici anni? Vi ricordate cosa si prova ad essere abbastanza grandi da non sentirsi piccoli, senza però essere sufficientemente adulti da voler tornare bambini? Vi ricordate quanto ci si arrabbia col mondo, da adolescenti? Mentre si è una barchetta di carta in una tempesta di ormoni, quando nessuno sembra capire, eppure fino a ieri sembrava tutto così facile. E all’improvviso cambiano il corpo, la voce, i pensieri, si plasma nella cocciutaggine quell’ego bambino, e anche chi ci ha messo al mondo – soprattutto chi ci ha messo al mondo – sembra non riconoscerci più. Così si scappa, almeno con le intenzioni.

Ve lo ricordate, dove vi rifugiavate a tredici anni? Io son stata ospite per un po’ di Bilbo Baggings, ho passato molti anni nascosta nel dormitorio dei Tassorosso a Hogwarts, mi son persa in chiacchiere con Momo. Ogni tanto uscivo dai libri e mi confondevo con la musica, Eminem, gli Oasis, De André, oppure saltavo a piè pari in un fumetto e lì restavo, muta, ad osservare il mondo. E poi c’era il mio rifugio preferito, nascosto in bella vista: una pagina bianca. La prima volta che ho tentato di costruire un universo avevo una dozzina di anni, ma come ogni primo tentativo che si rispetti è andato in vacca, e ho creato un buco nero: niente di quelle favole è mai riemerso, ed è giusto così. La seconda galassia, e poi la terza, avevano una stella troppo poco luminosa, e quel cosmo s’è congelato dopo avermi tenuto compagnia per qualche tempo, dopo avermi capito quando nessuno, nessuno, pareva capire.

Ve lo ricordate, cosa avreste voluto sentirvi dire a tredici anni? Io sì, l’ho scoperto quando mi sono resa conto che si possono avere tredici anni per molte volte, nell’arco di una vita. Andrà tutto bene. Sbaglia, non è la fine del mondo. Non sei solo. Vivi. Ti prometto che sarà una meraviglia. Banalità? Forse. Luoghi comuni? Sicuramente, ma nulla mi toglie dalla testa che se son così comuni è perché son molto frequentati. Sembran frasi da canzonette? Bingo. Il punto è proprio quello, ragazzi. Le canzonette, i libri alla Fabiovolo e Federicomoccia, quei tiepidi rifugi, servono anche a questo. A far capire ai tredicenni di tutte le età che non si è soli, che il mondo è un posto orrendo ma che ti prometto, sarà una meraviglia. E forse noi che quei ripari li abbiamo già consumati- e non è questione d’età, ma di indole – li disprezziamo tanto perché non ne troviamo di analoghi, di ugualmente confortevoli, perché ogni volta l’asticella si alza e come per le scarpe non c’è verso che tenga, non si torna indietro. 6358987771957878081041774765_be-who-you-needed-when-you-were-younger

Ve lo ricordate, quanto ci credevate in quello che vi dicevano quei libri, quelle canzoni? Quanto vi sentivate potenti, immortali, infiniti, incazzati e indubbiamente migliori di quello che vi aveva preceduti? Quante soluzioni avevate, nelle tasche dei vostri tredici anni? Quante ne avete perse, cambiando pantaloni?

Ecco. Mi rigiro questa sensazione tra i denti da stanotte. Non c’è attentato che non sia orribile. Non c’è morte che non sia ingiusta e non c’è proiettile, bomba o carneficina che sia tollerabile. Non lo era per i bimbi massacrati ad Aleppo, non lo è per i ragazzini morti al Manchester Arena. Non lo è per il padre che stringe tra le braccia la sua bambina deformata dal sarin, non lo è per la madre che piange la propria creatura di otto anni, colpevole solo d’esser nel posto giusto al momento sbagliatissimo. Non ci sono morti diversi dagli altri, perché la falce livella tutti alla stessa altezza, e le lacrime pesano allo stesso modo in ogni parte del mondo. Il nervoso – la rabbia cieca che mi fa scalpitare l’Oriana che ho contratto sedici anni fa – fiorisce proprio da lì: le vite che si porta via la giustizia dei grandi, son quasi sempre quelle dei piccoli. Il presente ci mangia il futuro, a colpi di paura e di morte. E mi torna in mente quel vecchio adagio africano, che dice che quando gli elefanti combattono, è sempre l’erba a rimaner schiacciata…

 

Pubblicato da

Stefania Cava

Might be slightly chatty.

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