Tale as old as time.

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Tale as old as time.

Pare ieri. Dicembre 1992, sei anni compiuti da poco, un fratellino appena arrivato e tre mesi di prima elementare. Cinema con papà, ché la mamma era a casa col nuovo arrivato. Un’amica più grande come compagna di visione, perché se stai cambiando i denti da latte ti senti poco preparata ad affrontare un castello incantato tutta sola. “Prendiamo i pop-corn? – Sì ma li dividete – Va bene li dividiamo – Io ho paura della Bestia – Stefania non fare la fifona”. Un cinema d’una volta, non ricordo quale fosse ma tutti mi parevano uguali, lontani dalle multisale, ancora vecchio stile. Silenzio in sala, luci. Si inizia. 

Tale as old as time.

Quella Belle m’ha affascinato in una manciata di minuti, e dire che combatteva contro Ariel, da sempre la mia preferita. Ma aveva gli occhi castani – come me. I capelli castani – come me. E leggeva – come me, che avevo deciso di imparare prima d’iniziar le elementari, perché la curiosità era troppa e le domande non finivano mai. Qualche perplessità me la scatenava Gaston, perché uno che si vantava di vincere le gare di sputo e mangiava dozzine di uova ogni dì mi pareva aver qualche rotella fuori posto. Però quel paese era grazioso, Maurice simpatico, e ogni volta che lei correva su per quella collina dicendo di voler vivere di avventure mi riduceva in mille coriandoli, come il soffione che sfaldava con le dita.

Tale as old as time.

Poi arrivava lui, la Bestia. Denti, zanne, peli. Sembra un cane – non vedi che è un orso? – A me sembra un cane. Ero entrata in sala considerando già una notevole prova di coraggio andare a vedere un film che avesse “Bestia” tra le parole del titolo. M’aspettavo di morir di paura, come era capitato con Ursula de La Sirenetta, che m’aveva gelato il sangue. Invece, contro ogni previsione, quel bestione non mi spaventava. M’affascinava, mi faceva ridere. Del resto s’era ritrovato di colpo mostruoso, e con un orologio rompipalle tra le zampe, non poteva sperare in un carattere migliore. Era burbero, non cattivo. Soprattutto, non pareva stupido come Gaston, che appoggiava i piedi sporchi di fango su un libro. Così, mentre Belle s’innamorava di una Bestia, io firmavo in calce la mia natura. 16998910_1445769618786855_7606131899431962550_n

Tale as old as time.

Da quando sono uscita da quella sala non ho mai smesso di cercare un principe stregato sotto ad ogni Bestia che ho incontrato. A volte ho trovato un arciduca un po’ malandato, a volte una belva fatta e finita, senza bisogno di incantesimi ulteriori. Mi son messa nei panni di uno che vien definito “La Bestia”e ho guardato il mondo dai suoi occhi, per scoprire quanto fa male ogni Gaston che dice “perché dovrebbe volere uno come te, quando può avere uno come me?”. Ho biasimato quella fata, chiedendomi perché mai avesse scelto di usare la bruttezza a mò di punizione, per poi capire quella strana equazione di natura che dice che non tutte le persone belle sono buone, ma tutte le persone buone sono belle. Ho scoperto che la cosa più complicata da fare, per la Bestia, non era imparare ad amare, ma lasciarsi amare, perché se la sorte t’ha trasformato nella cosa più lontana da un Principe Azzurro ti vien spontaneo pensare che non ci sarà Belle che ti voglia: sei il primo a non amarti, con tutto quel pelo arruffato e quelle fauci fameliche. Ho imparato che ci son bestie sotto i bellimbusti, ma che non è una buona ragione per giudicar qualcuno – Bella, Bestia, Le Tont, Gaston, Tokins o Mrs Brick che sia – da quel che sembra: ci sarà sempre una favola che l’ha trasformato, una strega che l’ha reso diverso da quel che è. Una rosa stregata che ricorda che il tempo è tiranno e basta poco per rimanere incastrati per sempre in una storia senza lieto fine. A cambiar le cose serve solo un occhio più allenato degli altri a guardare oltre a quel che sembra, a cercar con pazienza la trama vincente. Come con La Bestia. Come con i libri. Tale as old as time. Song as old as rhyme. Beauty and The Beast. 

Pubblicato da

Stefania Cava

Might be slightly chatty.

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