Scappate.

oppression-458621_1920.jpgScappate.

Da ogni uomo che pensa che la cosa più corretta da fare sia umiliarvi. Perché siete donne, perché lui è il maschio dominante, perché gli hanno spiegato che si fa così e a lui manco è mai venuto in mente, che gli avessero raccontato una stronzata. Scappate ogni volta che deride ciò che siete o che vorreste essere, scappate quando lo avvertite come una zavorra che rallenta la vostra vita, e non come vento che soffia a favore e fa riposare le ali.

Scappate.

Se le sue parole vi avvelenano il raziocinio e vi ritrovate a pensare con una preoccupante frequenza che siete sbagliate. Perché dieci chili in meno, una taglia di seno in più, cinque anni prima o quindici centimetri più in alto non saranno mai una ragione sufficiente per non amare qualcuno, e se lo diventano è perché di ragioni ce ne sono altre, più serie e pesanti. Scappate se iniziate a schierarvi dalla sua parte anche quando non ha un briciolo di ragione, scappate se guardandovi allo specchio vi prendereste a sberle da sole. Scappate se fa male, se in qualunque modo fa male. Non smetterà mai di farlo, al limite alzerà l’asticella.

Scappate.

Quando inizia il valzer della terra bruciata, e le amiche non sono amiche, e la famiglia non è famiglia, e l’unica ancora è lui – e voi siete troppo cieche per capire che non è l’ormeggio che vi salva nella tempesta, ma l’incudine che vi trascina a fondo nella bonaccia. Non permettete alle sue cattiverie di farsi strada dentro di voi, non permettete a nessuna di queste sillabe di attecchire. Perché se succederà, quando succederà, avrà vinto un’altra battaglia, e a voi non resterà che farvi strada tra le vittime e le macerie, e non serva che vi dica come in entrambe i casi sarete voi.

Scappate.

Quando iniziano gli schiaffi, quando volano le sberle. Quando è un pugno, o un calcio, o uno strattone. Quando l’orologio nasconde il segno delle sue dita che vi piegano il polso, quando ogni carezza pare un colpo di mannaia. Scappate quando le ferite sono fisiche, e scappate quando sono morali. Quando invece di una mano tesa usa la prepotenza, l’arroganza, la crudeltà. Quando vi soffoca di insulti, quando vi ritrovate a masticare da giorni – per giorni – il gusto amaro dell’insicurezza, quella scomoda sensazione di non essere abbastanza, anche se in cuor vostro sapete d’esser più che sufficienti. Lo siete, lo sarete, per qualcuno di normale. Qualcuno che sa amare e lasciarsi amare, qualcuno che non ha bisogno di urlare al mondo quanto è uomo per esserlo davvero. Qualcuno che non ha bisogno di rendervi piccole, per sentirsi più grande.

Scappate.

Scappate come riuscite, con dignità o trascinandovi a fatica, con il cuore a pezzi o pieno d’orgoglio. Scappate anche se nella corsa dovrete inventarvi altre mani per regger tutto quello che dovete salvare – voi stesse, i vostri figli, la vostra dignità- continuate a scappare anche se la milza fa male, anche se la sua voce torna alle orecchie e pare pentita, ferita, dolorante. Scappate da ogni uomo simile, sia un fidanzato, un marito, un padre, un fratello o un amico. Senza voltarvi indietro, scappate. Ci sarà tempo per pensare, poi. Tempo per suturare, per disinfettare, per ricucire i lembi. Per ammansirvi l’animo e addomesticarvi la paura, ché ogni sorriso sembran denti digrignati, quando s’è vista la bestia in faccia una volta. Scappate e rendete grazie per aver avuto i muscoli saldi ed il cuore coraggioso, gli occhi attenti e la mente veloce. Scappatecontro_violenza_donne_difesa_donna_52

Scappate e non pensate neppure per un secondo che farlo vi renda meno donne, meno mogli, meno sorelle, meno amiche o meno figlie. Scappate senza fermarvi a chiedere a voi stesse se forse non sarebbe il caso di restare, per cambiarlo, per aiutarlo, perché “so che non è così”. Scappate e portate in salvo cuore e corpo, animo e pensieri, senza provare la sensazione d’essere egoiste, o cattive, o poco innamorate. Scappate e riprendetevi voi stesse, quel piccolo nocciolo pulsante di vita che vi rende donne, mogli, sorelle e figlie capaci d’amare un mostro ma di capire che, a volte, certi mostri si possono amare solo da lontano, per imparare, piano piano, a non amarli più. 

Pubblicato da

Stefania Cava

Might be slightly chatty.

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