Sono Stefania e credo nell’amore.

heart-700141_1920.jpgSono Stefania e credo nell’amore. Ci credo con lo stesso dolce abbandono con cui credevo a Babbo Natale, con la stessa incredibile tenacia con cui credo alla Somatoline e con la stessa cieca passione con cui credo nei sogni. Ci credo anche se mi sembra di avere a che fare con un amico di amici, di quelli di cui senti sempre parlare, ma che non hai mai incontrato: ho in mente gli aneddoti che lo riguardano, ne prevedo le decisioni, immagino i suoi modi di dire, ma per una ragione o per l’altra non ci siamo mai incontrati.

Sono Stefania e credo nell’amore. Ci credo nonostante sia inciampata, in trent’anni di ciottoli, in pallide imitazioni, in buffe caricature. Ci credo perché quando provo a spingere il mio cervello oltre i limiti di quel che m’è possibile, mi viene in mente solo lui, come risposta. E ho l’anima impastata di fede, di fiducia, di speranza. Di qualcosa che fa sempre rima con la tenacia di una che ogni volta strizza gli occhi, quasi a mettere a fuoco un profilo, col cuore in gola e la speranza di vederlo arrivare. Ci credo perché ogni tanto scovo le sue impronte nei posti più inaspettati, tra pieghe di vita che non mi aspettavo. Ci credo e ho imparato a riconoscerlo tra le persone, e vi stupireste di sapere quante volte il più profondo non è quello che fa venir le farfalle allo stomaco.

Sono Stefania e credo nell’amore. Ci credo nonostante io porti in dote una crapadura e un’ambizione d’indipendenza, ci credo pur sapendo di non voler (più) scendere a compromessi con il prossimo, ritagliandomi le ali per non dare fastidio, per non creare ingombro. Ci credo e sono certa che sarà così, che dovrò essere crapadura e con le ali spiegate, ché se fossi solo un po’ diversa dalla mia ombra non sarei davvero io, e lui non sarebbe davvero lui. L’ho imparato a furia di smussare angoli, m’è entrato in testa ogni volta che ho deciso di mangiarmi un pezzo di orgoglio, di dignità, per quieto vivere. Son bocconi che restan sullo stomaco, quelli, e l’amore vero difficilmente non si riesce a digerire. La fame d’amore si tappa con tanti biscotti, ma l’amore – quello vero, quello impastato di realtà e di sogni – fa sentir sazi di sciocchezze ed affamati di leggerezza. 11049592_10204235676914479_1613701380483118710_n

Sono Stefania e credo nell’amore. Ci credo anche se lo riconosco sempre al suo tramonto, quando finisce e capisco che impegno mi ci va per dirgli addio. È successo, a dirla tutta, più con le passioni che con le persone. I miei amori di carta – un taccuino di appunti confusi, un pezzo da scrivere e riscrivere – ai quali avevo giurato fedeltà ancor prima di chiedermi se ci fosse altro, a cui votare il cuore. E ho amato e ho smesso d’amare, senza sosta e senza dubbi, applicando alla fine la stessa passione, la stessa cura, che dedicavo agli inizi. Mi c’è voluto un po’ per capire che, a conti fatti, era amor proprio, più che incoerenza. Amavo me – le mie scelte, le mie fatiche, i miei dolori ed i miei entusiasmi – più di quanto amassi tutto il resto. E questo mi ha permesso d’imparare la lezione più grossa che qualcuno mi abbia mai spiegato. Lì, sulla porta dei sentimenti, ho capito che sì, ci va coraggio a dichiarare un amore che nasce. Ma ammettere, a capo chino, che amore non è più, ne richiede una quantità di gran lunga maggiore. 

Pubblicato da

Stefania Cava

Might be slightly chatty.

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