Favole.

stained-glass-1788211_1920.jpgFidatevi: la faccenda che si diventa adulti quando si smette di creder nelle favole è una baggianata. Intanto perché non è vero, che si smette. Non per sempre, non del tutto. Continueremo a credere di poter mangiare hamburger e risolvere la cellulite con la Somatoline, ad esempio. Nessuno ci impedirà di dar fede alla pubblicità dello sgrassatore che pulisce anche dove non è stato spruzzato, ad esempio. Riusciremo a credere a chi ci dirà che “non è come sembra”, anche quando è esattamente come sembra, ad esempio. Le favole, insomma, sono una di quelle costanti che ci inoculano da bambini e che ci accompagnerà per sempre. Volenti o nolenti. Per fortuna. Però, c’è un però.

Si diventa adulti – adulti davvero – quando si impara a guardare l’altro lato di ogni storia. Prendiamo i cartoni animati della Walt Disney. Gli Aristogatti raccontano le vicende di una famiglia di gatti che tenta di sfuggire ai malvagi piani di Edgar, giusto? Sbagliato. O meglio, giusto se siete bambini. Da adulti, gli Aristogatti sono la storia di una anziana gattara nobile, che si ritrova a far testamento senza avere “amici, parenti o conoscenti”, ad eccezione dei gatti e del maggiordomo, che ha probabilmente un esaurimento nervoso a causa del quantitativo di peli e lettiere che quattro gatti in casa comportano. La Sirenetta è la storia di una giovane che combatte contro i pregiudizi per stare accanto all’uomo che ama, giusto? Sbagliato. È la favola di una ragazzina un po’ ciula – ma imparerai, Ariel, oh, se imparerai! – che rinuncia a ciò che ha di più caro, la voce, per poter avere il privilegio di baccagliare strettissimo uno che dimostra doti di notevole acume, non riconoscendola nonostante la massa di capelli rosso fuoco. Stessa storia per Cenerentola. La romantica favola di una ragazza che viene aiutata dalla propria Fata Madrina per riscattarsi dalla vita di pulizie e spignattamenti ed andare al ballo, giusto? Sbagliato. Cenerentola è il racconto di una che non ne può più, di cucire e rammendare per tre stronze, e vorrebbe solo poter avere una serata libera ogni tanto. La ottiene e incontra un altro fenomeno, che dopo averci passato tutta la sera ha bisogno di controllare tutte le ragazze del regno per ritrovarla, perché è caruccia, ma metti caso che ne trovo una migliore. festival-1309973_1280.jpg

L’elenco sarebbe infinito, lungo quanto le favole. Biancaneve è la dimostrazione che non si mangia la frutta con la buccia senza prima averla lavata bene. La Spada nella Roccia testimonia come nella vita potrebbe capitarti una gigantesca botta di fortuna, ma lì per lì non saprai che farne e ti troverai sul trono d’Inghilterra con una corona troppo grossa. La Bella e la Bestia che l’amore va oltre ciò che si vede, ma solo perché lei è carina, perché nulla mi toglie dalla testa che se Belle fosse stata chiatta il principe si sarebbe tenuto Maurice. Insomma, che ci piaccia o no, ogni favola ha una interpretazione parallela, geniale e nascosta. La mia preferita – che ve lo dico a fare? – è Mary Poppins. Che fa la bambinaia e insegna con amore ai Banks ad essere una vera famiglia, è vero. Ma che poi apre l’ombrello e se ne va, senza avere accanto mariti né compagni, fiera solo di se stessa, con il supporto di molti amici e di una parola magica, che poi magica non è. Superfragilistichespiralidoso. Non vuol dire niente, proprio niente. Ma in caso di difficoltà, ha un grandissimo pregio: è lunga abbastanza da permetterti di pensare ad una soluzione alternativa. Saggia Mary. 

Pubblicato da

Stefania Cava

Might be slightly chatty.

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