Chi vince, chi perde.

Clinton, Trump pick up big winsGiorni fa ho iniziato a lavorare su un post del blog. Sapevo che l’avrei pubblicato oggi, temevo di non aver tempo per scriverlo in mattinata, così ho azzardato una previsione e mi son portata avanti coi lavori. Nei miei progetti, Hillary Clinton avrebbe vinto. Stavo per programmarlo, quando ho letto la battuta di Stevie Wonder, quella in cui sosteneva che lasciar guidare l’America a Trump sarebbe stato come mettere lui al volante di un’auto. Due sinapsi si sono accese, m’ha ribollito la coscienza critica. Stevie Wonder. E prima Katy Perry, Madonna, Lady Gaga, Leonardo di Caprio, Robert De Niro, Morgan Freeman. Tutto lo showbiz compatto a sostenere la Clinton. Il che va bene. A dire – a urlare, con una frequenza allarmante – che c’è da votar lei, solo lei, cascasse il mondo lei. Il che m’ha fatto saltar la mosca al naso. I dubbi si sono rafforzati nel pomeriggio prima delle elezioni, quando Obama ha dichiarato nuovamente il proprio appoggio alla Clinton. Normale, mi son detta, lei è stata il suo Segretario di Stato. Poi è arrivata Michelle a ribadire il concetto, e la cosa ha iniziato a saper di disperazione, di manovra comunicativa. I sondaggi parevano certi, la vittoria era data all’85%: perché schierare in campo l’artiglieria pesante? Il dubbio m’ha masticato e rosicchiato, così sono andata alla radice della questione: le parole. Ho letto il testo del discorso di Michelle, il modo in cui ha pronunciato indicativi, e non condizionali, certezze, e non dubbi. Faremo la storia, di nuovo. Sarà il primo presidente donna, sicuro. Qualcosa non tornava.

La scorsa notte sono andata a dormire con qualche perplessità, certa che nel cuore del sonno la giornalista che ancora sono avrebbe svegliato la maestra che voglio essere. Così è stato, giusto in tempo per capire che Trump aveva vinto. Non ancora ufficialmente, certo, ma aveva vinto. I dubbi sono diventati certezze, la valvola delle riflessioni s’è spalancata. Trump mi fa paura, per una lunga serie di motivi. Incarna il sessismo più becero, l’intransigenza più sorda, la logica vigliacca per cui per vincere non è indispensabile sapere. Nell’ultimo mese di campagna elettorale ha massacrato i disabili, le donne, gli ispanici, i nativi americani, i poveri, i neri. Gli hanno tolto la possibilità di gestire un account Twitter, perché riesce a far danni anche in centoquaranta caratteri. Ha perso i dibattiti televisivi, se lo son mangiato di traverso i comici. Diamine, ha avuto contro il più grande comunicatore degli ultimi trent’anni, Barak Obama. Eppure, ha vinto. La mia attenzione, così, si è spostata su di lei.

Hillary. Hillary che esce dallo scandalo Lewinsky a testa alta, Hillary che dimostra d’esser due volte l’uomo che suo marito non sarà mai. Hillary composta, Hillary spietata, Hillary che perde contro Obama, Hillary che diventa segretario di stato. Hillary – luci ed ombre – e qualcosa che non convince. Hillary che invia le mail dal proprio indirizzo privato, e non da quello ufficiale. Hillary che fa l’errore più grosso che un candidato possa fare agli Stati Uniti: giocarsi la loro fiducia. Hillary che presta il fianco ad un dispotico, xenofobo, pericoloso imprenditore, che come tale tratterà la più potente democrazia al mondo: un’industria. Fatta di guadagni e ricavi, di investimenti e di perdite, di bilanci e di rischi. Senza essere un politico vero, probabilmente senza nemmeno sapere come farà, a tenere insieme quella gigantesca baracca. Terribile, ma drammaticamente spontaneo nel suo essere grottesco. E in quel teatrino, questo vale più di quarant’anni di carriera, più dell’appoggio di Obama. Persino più dell’esser donna, ammesso e non concesso che questo debba essere un perno su cui far leva, a fini elettorali.

D’un tratto – saranno state le sei – ho capito. Non era Trump ad aver vinto. Era la Clinton ad aver perso. E questo – democratici, repubblicani – fa tutta la differenza del mondo.  

Allora ho capito: non è

 

Pubblicato da

Stefania Cava

Might be slightly chatty.

6 pensieri su “Chi vince, chi perde.”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...