Be careful what you wish for because you just might get it

worried-girl-413690_1920C’è un modo di dire inglese che m’è sempre piaciuto da morire. Be careful what you wish for because you just might get it – Attento a quel che desideri, perché potresti ottenerlo. In parole povere, insomma, non esser così certo di sapere qual è il meglio per te, di cosa davvero avresti bisogno. Fidati del destino. Affidati alle sue curve e ai suoi dossi. Inutile che ve lo dica, ho sempre desiderato con più incoscienza che saggezza. Anche quando mi invischiavo le mani in cose sbagliate, anche quando leggevo i titoli di coda pur essendo appena entrata in sala. E a forza di desiderare – e di sbagliare – qualcosa si impara.

Reagire al dolore non è mai cosa semplice. Poco importa sia una delusione da poco, un’immensa voragine, una scottatura che fa male: rialzarsi è complicato, sono i passi di Bambi dopo che ha perso la mamma. Si incespica, si gattona, ci si aggrappa malamente a chi c’è, divisi tra il terrore di trascinarli giù e la gratitudine per una mano tesa. Ci son cose che non riesci a fare, perché ti ricordi com’era farle prima. Prima del dolore, prima che una persona scomparisse per sempre, prima che qualcuno ti abbandonasse, prima che tu smettessi d’esser tu. E l’unica cosa da fare, la sola medicina trovata ad oggi, è il tempo. Un palliativo da poco, me ne rendo conto, ma piano piano le cose impossibili diventano fattibili, e si ricomincia. A far la spesa, a passare in quella via, a mangiare un certo alimento, ad ascoltare alcune canzoni. Con calma, con dolcezza, con infinita pazienza. Con la precisione di un chirurgo che c’ha da avvicinare lembi, attaccar pezzi di pelle, senza lasciare cicatrici abominevoli. Non si dimentica mai, non del tutto, perché grazie al cielo siamo una carta carbone formidabile, e raccogliamo vita in ogni angolo, voraci ed insaziabili. Però si prosegue, con l’animo un po’ ammaccato ed una lacrima che ha affittato per sei mesi le ciglia dell’occhio destro. Presto o tardi, scadono le mensilità. Si torna alla routine. Si torna a star bene.

ps: in ogni dolore, c’è una costante. compare nell’attimo in cui la sofferenza sta per diventare acuta, e svanisce nell’istante in cui tutto finisce e si ricomincia a respirare. Nel mio caso, ça va sans dire, è scrivere. Se sono vicina alla tragedia, se manca qualche metro a Caporetto, mi si chiudon le dighe d’inchiostro, e non so più articolare una frase. Non ho mai capito se questa fosse la dimostrazione o la causa della mia sofferenza, ma tant’è. Non appena si intravede la luce, nel momento stesso in cui mi son stancata di sbucciarmi ginocchia e palmi, la penna riparte. Torno me stessa. Con chiacchiere, parole da domare e idee da snocciolare. E questo, fidatevi di una scema, è una gran consolazione.

Pubblicato da

Stefania Cava

Might be slightly chatty.

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