Chi cerca trova. Chi crede cerca.

radiofreccia-cultstories.jpgHo capito una cosa. C’ho messo mesi, notti e rughe, ma l’ho capita. Alla fine della storia, nel mezzo del cammin della propria vita, a conti fatti, tirando le somme, uno trova solo quello in cui crede. Mi spiego meglio, perché sennò sembro il fenomeno che sostenne di aver inventato l’acqua calda.

Trent’anni m’han permesso di capire che non è necessario saper cosa si cerca, per sentir la necessità di cercar qualcosa. La mancanza, la carenza, l’insoddisfazione, sono di per sé sufficienti a instillare nei nostri profondi animi di scimmie evolute l’istinto alla ricerca. Così molliamo quel che ci rallenta – un lavoro, un fidanzato, un obbligo – perché ad un tratto capire cosa apparirà unendo i puntini delle proprie esigenze diventa l’obiettivo primario dei nostri giorni. Non sappiamo cos’è, ma sappiamo che c’è. E da lì, partiamo.

A dirlo meglio di me c’ha pensato Sant’Agostino, che con la faccenda di cercare e trovare s’è impelagato non poco. “Tu non mi cercheresti, se non m’avessi già trovato“, scrive a proposito di Dio, pentimento e peccato, perché in fin dei conti la necessità di ricerca è già di per sé un’ammissione di esistenza, e cambia poco se l’oggetto è il perdono da parte del Creatore, la felicità o l’amore della nostra vita: quando manca qualcosa – è scritto nel nostro DNA- si parte a cercarlo. E qui ritorniamo alla mia deduzione: si trova solo ciò in cui si crede. 

Pur essendo una romantica sostenitrice della serendipità, mi sono resa conto quanto sia vitale credere in ciò che si sta cercando. Anzi, peggio ancora: ho testato sulla mia pelle quanto si possa trovare – vedere, scorgere, rischiare – esclusivamente ciò che si crede possibile, reale. Credo che troverò pace, credo che troverò la felicità. Credo che la riconoscerò dal fatto che non sarà duratura, ma una scintilla sufficiente ad illuminare un po’ di buio. Passerò giorni a ricordare cosa m’ha mostrato, istanti col fiato sospeso ad aspettare che uno scintillio ritorni. A volte capiterà, a volte no. Credo che troverò risposte, soprattutto per le domande che non sapevo d’essermi posta. Credo che fioriranno così, perse in una manto di neve, e io saprò unire di colpo tutti i puntini sospesi degli ultimi dieci anni. Credo che saprò ritagliarmi il mio posto nel mondo, nella vita e nelle ore, riuscendo a far quello che sogno, o ad innamorarmi di quello che faccio. Credo che la fiducia nel futuro sarà sempre più grande della paura del quotidiano, credo che preferirò morire come sono, che vivere cent’anni come mi vogliono. Credo che scoprirò d’esser fatta di legno, pietre e lava, e la cosa mi andrà spaventosamente bene. 

E poi, come dice Accorsi in Radiofreccia, “credo che per credere, certi momenti ti serve molta energia”. Credo che ne troverò ancora.

Pubblicato da

Stefania Cava

Might be slightly chatty.

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