In cima.

1176192_626339177396574_835027637_nAvrei voglia d’esser profonda. Di scoprire dentro la mia testa una caverna nuova, fatta di opinioni sensate e intelligenti, brillanti considerazioni su quanto accade attorno a me ogni giorno. Mi vorrei informata, saggia, consapevole del mio ruolo nel mondo. E invece.

E invece mi ritrovo osservatrice – per una volta tanto, mera spettatrice senza un’opinione, attenta ma silenziosa, con gli occhi vispi e le labbra serrate. Scrivo poco, ultimamente, e non soltanto sulla carta, ché così son buoni tutti: il mio cervello ha deposto la penna, ha scelto la strada della lettura, e le parole mi danzano nella testa con meno grazia, con più perplessità. Paiono stanche, e forse lo sono davvero, dopo mesi passati a trovare una collocazione adatta, inquiete e stremate da una corsa a rotta di collo. Scrivo e cancello, penso e tamburello con le dita sulla tastiera, consapevole che non ne uscirà nulla di buono, almeno per il momento. Manca passione, manca trasporto. Non le amo, ste sillabe.

Ho riflettuto su quel che accade, badate bene. Il Referendum e la Brexit, la curvy in finale a Miss Italia e le due (s)vestite sul red carpet di Venezia, un paese che nasconde la violenza su una ragazzina e una comunità, il web, che trasforma un terribile ghigno di scherno in una maschera di ipocrita commozione. Leggo, rifletto sui commenti, abbozzo un’idea e puntualmente torno indietro al mio banco, seduta e composta, quasi ci fosse altro da capire, da osservare. Sono diventata – Dio mio, ti ringrazio – una chiacchierona che ama il silenzio ed ho iniziato quella certosina opera di semplificazione della mia esistenza. Via le erbacce, al bando i rampicanti, giù fino al cuore di me stessa la vanga della rivoluzione. Passi piani e cose semplici, decisioni delicate e respiri profondi, di quelli che allargano il torace. Quasi come fossi in montagna, quasi come fossi sulla cima di questo sentiero sgangherato che ho iniziato un paio di anni fa e che m’ha portato lontana da quel che pensavo, alle pendici di quel che ero. 

Da qui, vedo tutto, e so che non arriverò a toccare ogni cosa, perché nel regno della possibilità ci son terre che è bene lasciare inesplorate. Ad ogni modo, ora, sono con gli scarponi allentati, seduta in cima, certa che scendere – trovare il sentiero, decidere la baita, mettere un piede davanti all’altro senza capitombolare giù – sarà arduo quanto salire. Non fioriscono parole, qua in alto, ma sensazioni a mazzi, bouquet di meraviglia. Scenderò, scriverò. L’aria della cima pulirà le idee, come ha sempre fatto. Scriverò sillabe che amerò davvero, come ho sempre fatto. Solo, non fatemi scendere, non ancora. Mi c’è voluta tutta una vita per arrampicarmi qui in cima. Mi merito ancora un po’ di panorama. 

Pubblicato da

Stefania Cava

Might be slightly chatty.

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