Più culle per tutti.

58885119Pare che far figli sia vitale per ogni donna. Cascasse il mondo, riproduciamoci. Non si vedono i contorni del futuro, non si distinguono manco i bordi del presente, ma per tutti gli dei dell’Olimpo, figliate, prima che sia tardi. Prima dei trentacinque. Prima che si intoppi la genetica, prima che vi si rappuccisca l’istinto materno. Fi-gli. Tanti, a mazzi, tipo conigli. Non vi sentite pronti? Pazienza. Non ne volete? Non sia mai. Li fareste pure, ma con chi? Attrezzatevi. Qui s’ha da ripopolar l’Italia, e se non sapete come arrivare a fine mese son problemi vostri. Non è che qui dobbiam pensare a tutto noi, eh!

A quanto pare, non bastava l’orologio biologico, che ticchetta con la stessa tranquillizzante armonia del Coccodrillo di Peter Pan. Non era sufficiente neppure la pletora di zie che “Ma ti sposi?quando ti sposi?e dei bambini?non vuoi dei bambini?sì ma prima ti sposi?“, insufficiente agli scopi richiesti dal Ministero anche l’antico spauracchio, il corredo. Misure utili, vecchie, ma vane. C’andava una campagna di quelle balorde, per ricordare a tutte le donne che conviene investire in lingerie e non in anticoncezionali. Che poi c’hai ‘na certa, figlia mia, e te ne penti. Così il 22 settembre è la Giornata della Fertilità – non dei campi, eh, vostra: diciamo tutti insieme hiphiphurrà per gli apparati riproduttori funzionanti – e in queste ore i social si sono riempiti delle immagini della agghiacciante lodevole iniziativa. C’hai quasi trentacinque anni? Occhio, che è un attimo che si chiudano i giochi. Sei malata? Chettefrega, vuoi metter la soddisfazione di scegliere i corredini? Sei stata assunta con l’illegale ma diffusa pratica del “vorrà mica dei bambini, signorina!”? Guarda il lato positivo, un licenziamento ti permetterà di stare un sacco di tempo con la prole.

Io non so cosa sia successo. Se ci siamo rimbambiti per colpa dell’effetto serra, se sti ogm alla fine della fiera ci hanno rosicchiato anche quel po’ di etica che c’eravamo messi da parte. Ma sto ragionamento, sta corsa alla culla, fa acqua da tutte le parti. Partiamo dal lato più semplice: la prole. Son figli, per l’amor del cielo. Non smartphone, non vacanze a Formentera-che-se-non-ce-l’hai-sei-un-pezzente. Bambini che nascono, crescono, sviluppano una coscienza, un’intelligenza. Gente a cui dovrete spiegare cos’è la morte, cos’è l’amore, che senso ha star su sta palla che gira e dare uno scopo ai giorni, prima che trilli la fine. Bambini che hanno necessità economiche, intellettuali, affettive, cognitive. Aver la possibilità di far figli, insomma, non significa esser moralmente tenuti a farli. E qui arriviamo al punto secondo: i genitori. O meglio, quelli che dovrebbero esserlo, quelli che non dovrebbero perder tempo a diventarlo. Le coppie giovani che magari campano con due contratti a tempo determinato, quelle che giocano a Risiko con la vita per combinare mutuo-benzina-affitto. Ma anche quelle più grandi, che di figli non ne vogliono. No, non è che non possono. Non vogliono. Per una lunga serie di ragioni personali, che non rende quell’uomo e quella donna meno uomo e meno donna. È la libertà – sacrosanta, inviolabile, benedetta -di far del proprio corpo e del proprio talamo quel che si sceglie. E di mandare al diavolo chiunque inviti a sistemi di riproduzione coatta, pazienza se si tratti di una prozia o del Ministero. fertility-day-2Arriviamo all’ultimo punto, che a me sta a cuore più di tanti altri: chi non festeggerà il Fertility Day perché non può aver figli. Magari sarebbe stata la madre migliore del mondo, magari un padre così non si sarebbe visto per secoli. Magari un bimbo era nei sogni, prima che i sogni si scontrassero con la biologia, la chimica, la genetica. Magari per loro è già un dolore affrontare i canonici “ma non ne volete, di bambini? – e a quando, un bambino? – non sarai troppo vecchia, poi?”, senza che ci si mettan campagne pubblicitarie a dimostrare che se non c’hai le ovaie che funzionano, pappappero, alla festa nostra non entri.

Io vorrei avere dei bambini, prima o poi. Ho piegato la strada della mia vita sotto questo desiderio, ho ribaltato le carte e barattato un altro destino, solo per il bene di chi non so mai se arriverà. Potrei scoprire che il mio corpo non è d’accordo, potrei non trovar mai un uomo che condivida il mio modo di vedere il mondo, di crescer creature. Magari gli anni si accumuleranno invano, e tornerò dall’amore della mia vita, quello fatto di carta e penna, con la coda tra le gambe e disposta a donargli tutta me stessa. Non so che mi succederà, perché troppo spesso in una trentenne precaria in ogni ambito la razionalità si scontra violentemente con i sogni, e restan sul campo di battaglia tanti di quei morti che pare Caporetto. Di una cosa, però, son sicura: se proprio dobbiamo invogliar la gente a far bambini, se davvero sto tasso di natalità deve salire, proviamo a metter la gente nelle condizioni di farcela. Senza chiedere aiuto alla pensione dei genitori, senza ripetere ossessivamente che i bambini sono la cosa più bella del mondo. Lasciamo alla natura ciò che della natura è sempre stato, e accordiamoci attorno l’economia, il benessere, la civiltà, il rispetto dei diritti più o meno grandi, l’ambiente. Prima di far figli, insomma, tentiamo di dar loro il migliore dei mondi possibili. Anche solo per un attimo. Anche solo come esempio.

Pubblicato da

Stefania Cava

Might be slightly chatty.

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