Che ne sapete, voi.

contro_violenza_donne_difesa_donna_52Ultimamente si fa un gran parlare di violenza sulle donne. Le notizie – femminicidi, tentativi di omicidio, aggressioni – rimbalzano da un televisore all’altro. Invadono i social, conquistano le radio. I numeri fan venire le vertigini: in Italia, lo scorso anno, è morta una donna ogni due giorni, uccisa da un marito, da un fidanzato, da un ex o da un convivente. Gente che la vittima conosceva, insomma. Uomini a cui aveva stirato i calzini, lavato le mutande, misurato la febbre quando “ho trentasette e due, secondo me è meglio andare al pronto soccorso“. Uomini che aveva giustificato, incoraggiato, amato. Eppure. Eppure – sarà che le abitudini son dure a morire – tra tutte le notizie, i dati e i dettagli, ho scelto di ascoltare un brusio sommesso, quasi fantasma. Son le voci di tutto il resto della nazione, fatta di persiane socchiuse e opinioni strillate, bisbigli sospetti e chiacchiere scambiate dalla parrucchiera. E lì, mi sale una domanda.

Ma cosa ne sapete, voi. Di che significa aver paura di una carezza, di quanto pesi quel tatuaggio che porti sul polso, perfetta impronta dei polpastrelli del tuo uomo. Cosa ne sapete di quale confusione ti salta in testa quando ti ripete che ti ama, sì, ma che se tu fossi più come vuole lui forse non si arrabbierebbe così, non si arriverebbe a tanto. Come pensate di poter capire la sensazione dei piedi scalzi che calpestano la terra bruciata che v’ha fatto attorno, perché le amiche non son davvero amiche, e i tuoi ti voglion meno bene di quel che credi, e il lavoro mica ti illuderai sia per sempre? Riuscite ad immaginare quanto possa far male, vivere i propri giorni accanto a chi ti colpevolizza per la tua natura – perché sarai sempre troppo indipendente o troppo appiccicosa, troppo impulsiva o troppo cheta, troppo noiosa o troppo sospettosa – ma non sa tenerti come si deve, né lasciarti andare? Sapreste mettere a fuoco la sensazione di essere estranee da voi stesse, senza riconoscersi più nemmeno allo specchio, perché quel mostro non sono io – sì ma allora io dove sono? Dopo aver inscatolato sogni e passioni, all’indomani di quella folle decisione che gli ha permesso di avere tutto il potere, tutto il controllo. E magari lui manco lo capisce, cosa sta combinando. Le sberle gli paiono carezze, i commenti con cui si accerta di diserbare il vostro amor proprio sono solo “semplici opinioni, e nessuno ti obbliga a restare”. Vi condisce la vita con tradimenti, vi abbandona su un ponte tibetano di incertezze e si sincera – sempre – di mettere in chiaro una cosa: se non vi va bene, potete andarvene. Quando desiderate, ché lui mica è un orco che obbliga. Lui vi lascia la libertà, perché probabilmente se non sapete esser felici con lui è colpa vostra e sarete incapaci d’esser felice con chiunque. Forse troverete qualcuno capace di starvi accanto, ma sarà affetto, compassione, guadagno. Amore mai, guai al mondo: del resto, voi la amereste mai una come voi?

La domanda è retorica, la risposta evidente. No – per lui, una come voi non merita amore. Per una infinita serie di motivi, primo tra tutti il fatto che ogni istante che gli passate accanto gli regala la certezza che tra voi e lui sceglierete sempre e comunque lui. Botte incluse, umiliazioni comprese. Perché se a quella domanda foste in grado di rispondere davvero, capireste che una come voi vi tocca amarla, se non altro per sopravvivere. Senza pensare a quanto si è state stupide, ad innamorarsi di un orco. Abbandonandogli ai piedi del letto lo zaino di sensi di colpa con cui giustificava se stesso, spiegandovi che mi esaurisci e divento cattivo, se tu fossi meglio non sarei così. Fidatevi di una scema: se non fosse così, se vi amasse e rispettasse, senza se e senza ma, non sareste esaurite. Felici, forse. Tutte intere, sicuramente. 

La violenza sulle donne ha molte maschere. A volte è brutale, evidente come i lividi e i tagli. A volte è più subdola, silente, meschina. Si chiama violenza psicologica, e vi entra in circolo come un veleno, smanioso di arrivare nel vostro cervello perfettamente sincronizzato per farlo appassire. Il narcisista patologico che sta dietro alla sua semina, di solito, capisce solo in minima parte quel che sta facendo. Come vi sta massacrando, senza alzare un dito. O alzandolo, ma ricordati che sei tu, perché fossi meglio, io, non ti sfiorerei. Non vi dico di scappare, perché so quanto fa paura muovere i primi passi. So che ci va tempo per fidarsi, per capire. Soprattutto per perdonarsi, per fare ammenda di tutte le volte che ci siamo abbandonate. Non vi dico di affrontarlo a muso duro, perché certi musi fan paura, anche se vi sembra di amarli. Non vi dico neppure di cercare un confronto coi vostri aguzzini, ché non s’è mai visto il boia far quattro chiacchiere col condannato. Voi siete vostre, e vostri son gli errori. Fatemi un favore, però: appena avrete abbastanza coraggio, soldi o paura, alzate il telefono e contattate un centro antiviolenza. Segnatelo “zia cell”e rivolgetevi a loro ogni volta che il mostro torna alla ribalta. Lasciate che a guidarvi sia chi sa come addormentare l’avvoltoio, confidate in loro con la stessa follia con cui vi abbandonavate a lui. E poi perdonatevi, sempre e comunque: non importa se siate rimaste per amor di un figlio, di un mutuo o di un sogno. È il primo passo per dirgli che sì, una come voi la amereste alla follia, perché ha saputo – suo malgrado – guardar nella notte più nera e ha preferito concentrarsi sulle stelle. Roba che, chi ha un buco nero nell’anima, non può nemmeno lontanamente capire.

Pubblicato da

Stefania Cava

Might be slightly chatty.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...