Brodi tiepidi per anime in fiamme

B-T9vBvCUAAPdrQLe robe tiepide non mi son mai piaciute. Non sopporto la pasta riscaldata, il cielo mi salvi dalle lasagne del giorno dopo, tenetevi pure tutte le patate fritte ripassate al microonde. Sono un’entusiasta – ci son nata, ne morirò – e come tale ho poca dimestichezza con le mezze misure, nonostante una spiccata propensione alla mediazione. Il cibo, gli amori, le amicizie, gli impegni, possono essere in due modi soltanto: roventi o ghiacciati.

Badate bene: ci ho provato, ad esser moderata. In alcuni ambiti ci son riuscita anche discretamente bene, tanto che – ad esempio – mi arrabbio con una frequenza paragonabile a quella dei vaffanculo del Dalai Lama. Ho appuntito la pazienza, sviluppato la tolleranza, allenato i muscoli del diaframma e deciso che posso concedermi cinque arrabbiature violente all’anno, non di più. Tiepida, insomma, lo sono anche io. Ma non sempre. Non ovunque.

Tornassi indietro, baratterei tutto il tempo che ho passato con persone tiepide per una giornata con chi è stato un terribile fiume in piena di passione. Venderei ogni istante accanto ai moderati – tanto più che ormai non ricordo quasi nulla, per provare la sensazione di quell’odi et amo che ha mosso un po’ tutti, da Catullo in poi. Questo, al posto di anni accanto a gente incapace di entusiasmarsi, di sorridere, di tirare un sospiro e concedersi il lusso d’esser felice. Persone – amici, fidanzati, conoscenti – che involontariamente m’han rosicchiato l’entusiasmo, la fantasia, la voglia di sperare e buttare il cuore oltre l’ostacolo, più in là di quanto mi fosse concesso sperare. Ecco. C’ho messo trent’anni per capire che da queste persone bisogna star lontane più che dalla peste, perché Enea ci sta a meraviglia, nel suo brodo tiepido di insoddisfazione, ma Didone ci muore. E io la pira me la son costruita, mi ci sono arrampicata con una stoica resistenza e ho quasi dato fuoco alle polveri – le fiamme, del resto, o te le senti dentro o te le cerchi attorno – prima di rendermi conto che senza entusiasmo, senza passione, senza ottimismo, sarei più morta che viva, più Enea di Enea. Fidatevi di una stupida: lasciateli salpare con i loro patimenti, andate a ripigliarvi Cartagine, stisciolina di ego alla volta.

ps: capiterà – sì, capiterà – che gli Enea tiepidi sappiano mostrare guizzi di entusiasmo, qua e là. Succederà quando saranno lontani da voi, e vi verrà da pensare che la colpa sia vostra. Non cascateci e ripensate a quante volte vi siete trovate in bilico sui suoi vorrei-ma-non-posso-sono-infelice-io. Poi passa.

 

Pubblicato da

Stefania Cava

Might be slightly chatty.

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