M’han rubato le parole.

typewriter-726965_1920.jpgBuonasera, vorrei denunciare un furto.
Un furto? Accidenti, signorina. Mi dica. Anzi no, mi faccia indovinare. Cellulare? Portafoglio? Qualcosa di valore?
Di valore? Ogni tanto, quando ero di luna buona. Nulla di prezioso, ecco. Ma io ci tenevo, era una parte di me.
Purtroppo in giro c’è gente senza scrupoli, lasci stare. Allora. Di cosa si tratta?
Parole.

Parole? Uno di quei bracciali col nome? O eran targhe e attestati?
No, proprio parole. Quelle che si mettono in fila per far pensieri, e frasi, e libri. Le avevo tutte, fino a poco tempo fa. Poi me le hanno rubate, e mi son rimaste soltanto quelle elementari che si usano per far conversazione. Le altre – ce n’erano di belle, le tenevo da parte da una vita – me le hanno portate via. Son rimasta così, impaperata, come una stupida. Ecco, vede? Io non avrei mai detto “impaperata”, avrei pescato una metafora.
Capisco. È un furto insolito, non glielo nascondo. In trent’anni di onorata carriera non ho mai sentito nulla del genere. Mi dica, come può esser successo?
Non saprei, brigadiere. Sospetto uno stillicidio lento, programmato. Me ne sarei accorta, sennò. Immagini magazzini di parole che svaniscono, evaporano in una nuvola di boccheggianti tentennamenti. Non può essere opera di una notte, capisce? Ci ho messo anni per raccoglierle tutte. Cuci e taglia, cerca e scava. A volte erano l’unica cosa a cui mi aggrappavo. Quando tutto mi faceva schifo, salivo la scala a chiocciola, superavo il lungo corridoio dei ricordi e mold-1277562_1920i rinchiudevo lì, nel magazzino delle parole

Poi cosa è successo?
Una mattina non trovavo più la chiave d’ingresso. Chiudo sempre quella porta con una doppia mandata, perché ci son parole che non voglio far uscire. Troppo belle, o troppo brutte. In ogni caso, troppo. Quando poi ho trovato la chiave – me l’ero persa nella piscina delle paure, durante l’ultima nuotata – ho scoperto il furto.
Ha qualche sospetto sul colpevole? Insomma, chi avrebbe mai potuto rubarle le parole?
Sospetti ne ho a bizzeffe, brigadiere. C’è l’ultima persona a cui ne ho regalate un po’, tanto per cominciare. M’è toccato tirargliele dietro, e dire che eran belle. Ho il dubbio che avrebbe apprezzato di più quelle brutte. Sicuramente, col senno di poi, sarebbero state più calzanti. Oppure una vecchia conoscenza, che negli anni s’è fatta una scorpacciata di sillabe: sembrava non le apprezzasse, eppure pare siano un propoli portentoso per l’ego. Insomma, potrebbe essere chiunque. O nessuno. Son robe preziose solo per chi le sa usare, un incapace non saprebbe nemmeno accenderle.
Capisco. Ha pensato ad un errore di manutenzione?
Cosa intende?
Ricordo un caso simile al suo, anni fa. Ero appena entrato nell’arma, pensavo fosse la norma. Non è mai più capitato. Una sera di luglio venne un signore, con un Borsalino e un parapioggia. Un temporale pazzesco stava spazzando la città, ma lui non poteva aspettare. ‘Me le hanno rubate tutte, dalla prima all’ultima!’, gridava, come impazzito. E dire che sembrava un uomo tutto d’un pezzo. Venne fuori che qualcuno gli aveva saccheggiato le speranze, portando via ogni pezzo, dalla prima all’ultima. Anche quella di ritrovare la refurtiva, ovviamente. 12191502_1093846527294541_7335830380645348420_n

E come andò a finire?
Che non si trattava di un furto. Il poverino s’era dimenticato di riavviare l’impianto e le speranze s’erano consumate tutte, senza rigenerarsi. Del resto è materiale fragile, una volta bruciato non c’è verso di riprenderselo. Aveva attraversato un periodo brutto, in cui tutte le speranze erano state consumate. Senza nuove scorte, aveva esaurito l’intero ammontare, senza quasi rendersene conto. Possibile le sia capitata una cosa simile?
Possibile. Ne ho usate molte, ultimamente. Parlo tanto, scrivevo tantissimo. Non saprei dirle quanti aggettivi ho catturato, negli ultimi anni. Anche di quelli feroci, eh. L’ultimo anno e mezzo è stato ricco di parole. Ne ho usate, cambiate, cercate. Forse non ne ho mai più addomesticate, perché credevo d’esser capace di pigliarle al volo, ormai. Sapesse quante ne ho buttate via, brigadiere. Mi mangio le mani se ripenso alle sillabe belle, lavorate a mano, che ho messo in tasca a soggetti che non saprebbero nemmeno distinguere una b da una d. Potrei averle consumate, in effetti. O fatte fuggire. Guardi, l’ultima volta che sono andata nel magazzino, c’era un biglietto. Diceva: “Ottimo lavoro, ora vivi un po’ e acchiappane di nuove. E smettila di pensare a quelle vecchie.”.
Curioso. Lo stesso biglietto che aveva trovato il signore col cappello.
E ce la fece?
Sempre, signorina. Con le parole e le speranze, ce la si fa sempre.

[Nessun brigadiere è stato maltrattato per la stesura di questo pezzo]

Pubblicato da

Stefania Cava

Might be slightly chatty.

2 pensieri su “M’han rubato le parole.”

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