Quello che ho imparato sull’amore. Di nuovo.

water-424807_1920Qualche giorno fa vi parlavo del mio personalissimo punto di vista su amore e passione. La passeggiata in montagna e l’apnea istintiva, ricordate? Quel “senza fretta ma senza sosta” che serve per arrivare in cima, contrapposto al “finché ho fiato vado” dell’immersione non programmata. Ecco, mi son dimenticata di dire una cosa, ma una di quelle importanti.

Non ho dimestichezza con le camminate in montagna, perché la mia vita è sempre stata, grossomodo, una collina dai pendii dolci. I rari tratti di salita in due li ho sempre affrontati caricandomi l’altro ed il suo zaino sulla schiena, ritrovandomi a rotolare giù dal sentiero, senza fiato e senza dignità. Non vi sarà difficile capire come mai, dopo un paio di volte, ho preso la strada della spiaggia, riducendo l’amore e quel che ne deriva a un “bello, ma non son capace”. Non è vero, ovviamente: non solo sono capace, ma sono anche brava. Solo, non m’è mai più capitato che ne valesse la pena, perché fiuto a distanza di chilometri il momento in cui l’altro si toglie lo zaino e mi si accomoda tra le scapole, e “fai tu la fatica Stefania, che io già ti degno della mia esistenza“.

Col mare, invece, è tutta un’altra storia. Sarà che dentro di me son sempre quella che nuota bene, sarà che in vasca sei, bene o male, sola: riesco a vivere meglio, se so che posso contare soltanto sul mio respiro. I polmoni mi bruciano, ma so quando dire basta. Ecco, la rivelazione sensazionale è quella: non c’è niente di male a dir basta. Non è peccato mortale, è natura umana. Del resto – e l’ho capito stamattina – più si tiene il fiato, più ci si spinge in basso, meno ossigeno arriva al cervello e al cuore: si chiama anossia, e ci si muore. Metaforicamente, ci trasforma. Se solo avessi un respiratore, certo, la vita sarebbe diversa, ma mi son buttata con la certezza di non aver che i miei polmoni che, per quanto buoni, sono limitati.

Di colpo, primo novembre duemilaquindici, tutto è stato chiaro: tornare a galla si può, si deve. Il più in fretta possibile, perché le regole del gioco son chiare. Anche se il cervello è intontito, anche se ogni tanto si intravede uno squalo: colpo di gambe e sù, verso l’aria, rispettando con pazienza i tempi di risalita. Il fondo, statene certi, non lo vedrete mai: ma vi posso garantire che quando sarete dove sono io, affamata d’aria e di vita, l’unica cosa che vorrete incontrar di nuovo è la superficie. Magari per fare un po’ il morto a galla. 

Pubblicato da

Stefania Cava

Might be slightly chatty.

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