Per la vita che verrà.

hand-770794_640Ogni bimbo che nasce, diceva Tagore, è la prova che Dio non si è ancora stancato degli uomini. Senza scomodar l’Altissimo, che pure in sta faccenda, per chi crede, ha avuto un bel da fare, un bimbo che nasce è la prova di tante cose. Soprattutto quando chi l’ha dato alla luce è un’amica con cui hai diviso le bambole, i segreti, le vacanze da bimba.

Sei al mondo da una manciata di ore, eppure m’hai aperto un mondo. Avevi iniziato a scavare che eri un’idea di bambino, facendomi versar la prima lacrima all’ecografia inviata via Whatsapp. Sembra strano, o forse no: io che non mi commuovo quasi mai, io che coi neonati ho uno strano rapporto di reciproca diffidenza, ho saputo che c’eri e t’ho dedicato una lacrima. Di gioia, eh. Era tutta gioia, precisa e rotonda. C’eri, bisognava solo attender settembre o giù di lì. Sei al mondo da una manciata di ore, ti dicevo, e m’hai spiegato parecchie cose, senza nemmeno saper parlare. Il potere delle sensazioni, lo imparerai con gli anni, è questo, ed è immenso: quello che fai gorgogliare nella pancia è più forte di quel che dici, delle parole che spieghi. Così tu nascevi e io pensavo e scrivevo. Soprattutto, capivo.

Mi hai insegnato che l’amore è una cosa semplice, come due dna che si mescolano con un solo obiettivo: formare te. I tuoi occhi, i capelli, i lobi delle orecchie, sono la semplice somma di infinite varianti, di innumerevoli vite, di scelte e coincidenze, che han portato fino alla tua culla. Sembra complicato, ma capirai col tempo quanto l’amore vero sia respiro lieve, senza affanno, anche quando c’è da correre, anche se ti toccherà decidere tra la strada giusta e quella che ti detta il cuore. Mi hai insegnato che il futuro fa una paura furibonda solo se non hai occhi nuovi con cui guardarlo e una fiducia che ti spinge a credere che un domani migliore è una legittima pretesa, e non una tiepida possibilità. Mi hai insegnato che la pazienza è un privilegio, l’attesa un dono, la fatica una tappa inevitabile. Che ci va tempo perché si formi qualcosa capace di far la differenza, ma che senza quel guizzo di vita, quell’inaspettata scintilla, gli ultimi nove mesi sarebbero stati nove mesi come tanti altri. Mi hai distratto dai piccoli casini quotidiani, dai problemi che sembrano tali ma son solo fastidi, dalle voglie che sembrano tali ma sono solo speranze, dal mio cocciuto parlare senza dir nulla di importante, ché ultimamente mi fan paura le sillabe e mi sembra un miracolo. Sei arrivato di colpo e hai fatto tabula rasa, perché di fronte alla vita straordinaria cosa vuoi che ne possa, la noiosa vita quotidiana? Di colpo mi hai insegnato che serve il coraggio di buttarsi e la fede di attendere, la passione di bruciare di vita e la capacità di riuscire a tenere il giusto passo. Senza fretta, ma senza sosta.

Ecco. Alla fine, non posso che augurarti questo: di poterti ricordare, stretto nel tuo pugno, tutto quello che oggi hai spiegato a me. Che ci va fede, pazienza, speranza, fiducia e costanza. Ma soprattutto, più di ogni altra cosa, il coraggio di amare. Benvenuto al mondo, piccolino.

Pubblicato da

Stefania Cava

Might be slightly chatty.

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