L’Arte di Colombo

Cristoforo_Colombo_1Questa mattina comincia con una considerazione. Colombo -l’esploratore, non quello con l’impermeabile-, l’uomo del Nuovo Mondo, il navigatore senza paura, lo Steve Jobs delle Americhe, era solo uno che si era perso.

Rifletteteci: Cristoforo voleva andare nelle Indie. Le arcinote Indie, le ricchissime Indie, le Indie-in-cui-tutti-erano-già-stati. Semplicemente, cercava una scorciatoia, una strada secondaria, per arrivar prima, saccheggiar meglio, scappare in fretta: di fatto, Colombo era un pigro che non voleva perdere tempo, un italiano di quelli che cerca di passarti davanti quando sei in coda per pagar le bollette. Libri di geografia alla mano, il navigatore aveva così supposto che più in là delle Azzorre non potesse che esserci l’Asia e lì, le tanto desiderate Indie. Quanto mai poteva esser grande, il mondo? In una realtà in cui si conosceva tutto quello che era necessario conoscere, quanto margine avevano gli imprevisti?

L’iter di Cristoforo, una volta maturata l’idea di navigare a ovest per raggiungere l’est, non fu poi troppo diverso da quello dei nostri Co.Co.Pro: quattro righe su un foglietto, un’idea che ai più sembrava bislacca, due dati per dimostrare che tanto idiota non era, la ricerca di qualcuno a cui presentarla. Dapprima i reali di Portogallo che, secondo fonti non confermate, gli avrebbero promesso sei mesi di contratto, senza possibilità di assunzione, pagati in buoni pasto. Al grido di “non-ho-studiato-per-dei-buoni-pasto”, Colombo si era così rivolto al re e alla regina di Castiglia e Aragona, diretti competitor di Giovanni II il Perfetto. Le trattative, qui, erano state comunque faticose e Cristoforo ottenne il finanziamento del progetto solo grazie al diretto interessamento della regina Isabella di Castiglia, madre dell’idea che forse, ad investire sul futuro, non si sbaglia poi così tanto.

Capiamoci: Cristoforo Colombo non era giovane. Determinato, coraggioso, a suo modo geniale, ma non giovane. La trattativa coi sovrani di Spagna lo aveva logorato e incastrato in Castiglia e a nulla era valso il tentativo di proporre il progetto anche in Inghilterra e in Francia. Come fu, come non fu, le tre caravelle vennero finalmente costruite e così, alla veneranda età di quarantuno anni, il primo adultescente della storia salpò da Palos de la Frontera. Direzione: Canarie, perché una vacanza a Lanzarote a spese dei reali di Spagna era il minimo, dopo tutta l’attesa cui lo avevano sottoposto (*). Il 6 settembre, abbronzato e con un mojito in mano, Colombo mise di nuovo piede sopra la sua Caravella, deciso, almeno questa volta, a partire per le Indie. Il piano era chiarissimo: tutto a sinistra, finché non ci ritroviamo magicamente a destra. Nessun imprevisto concesso, nessun dubbio, nessun timore: l’importante, in questi casi, è fingere di sapere quel che si fa.

Per noi, oggi, è facile capire che l’unica variabile che Colombo proprio non aveva considerato era la presenza di un continente (non un’isola, non un arcipelago, un intero continente). Di fatto, il genovese aveva avuto un’idea bislacca, l’aveva vestita da brillante innovazione, ne aveva ricavato una colossale cazzata e, magicamente, era stato in grado di trasformarlo nella scoperta di tutti i tempi. A dimostrazione che nella vita serve coraggio per mettere in dubbio le certezze, inventiva per sapersi vendere bene e, soprattutto, culo.

(*)storicamente, la sosta nelle Canarie fu dettata dal dubbio atroce di un sabotaggio. Un timone, infatti, si ruppe in modo sospetto e, così, le Caravelle furono costrette a restare un mese a La Gomera. A me, però, piace di più la versione col mojito.

Pubblicato da

Stefania Cava

Might be slightly chatty.

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