Il profumo delle mandorle

1280px-Mandorle_sgusciateQuando ero medaglia d’oro di cazzate, in quel tempo glorioso in cui bastava un solo pensiero per dare origine ad una disastrosa ed irreversibile catena di eventi, ho imparato una cosa: c’è sempre, in ogni uomo, in ogni storia, una parola destinata a fregarti.

La regola è semplice. In tutte le relazioni umane arriva, inevitabilmente, un momento in cui compare, silenziosa e letale, la parola che ti rovina. Superata quella, inizia l’inesorabile discesa verso il lido in cui ogni colpa, ogni conseguenza, ogni cataclisma è unicamente tua. Perché tu, in quell’istante, in cuor tuo, sapevi che avresti preso una cantonata. Il tuo sesto senso, il tuo angelo custode, la tua buona stella, il tuo intuito, avevano fatto causa comune, tentato il tutto e per tutto per scuoterti dal torpore e farti capire che sarebbe stato pianto e stridor di denti. Ma tu hai insistito, hai stoicamente retto. A dimostrazione del fatto che l’uomo, in fin dei conti, non impara proprio mai.

Il più delle volte la frase ante cataclisma (che, non a caso, si abbrevia, fac, termine foneticamente significativo) è dolce, rassicurante, quasi sperata. Il retrogusto, però, ha qualcosa che non convince mai del tutto. Il sapore di mandorla del cianuro di potassio, l’acqua fredda della pentola per una rana, il formaggio nella trappola dei topi. Sta tutto nel secondo in cui il tuo cervello percepisce la nota incrinata nella voce di chi ti sta parlando e il tuo cuore decide, da perfetto idiota, di lanciarsi oltre l’ostacolo.

Nel mio piccolo e terremotato passato ho incassato un modesto ma significativo numero di fac. Superati i canonici “sei la mia vita” e “non vivo senza te”, sono approdata al più subdolo ed efficace tentativo di raggiro mai realizzato da mente umana: l’intortamento tramite canzone.

Donne, ragazze, femmine, lancio qui un appello a voi. Ve lo dico perché mi son strinata, perché un “Take my hand and we’ll make it – I swear” mi ha spolpata viva. Non fidatevi di un uomo che vi canticchia le canzoni per convincervi di qualcosa, non cascate nel tranello di chi, non avendo parole sue, le prende in prestito da qualcuno. Perché, prima o poi, la musica finisce, le parole cambiano, il canzoniere esaurisce le sillabe. Prima o poi, la melodia lascia spazio al silenzio. Prima o poi – e sarà più prima, che poi- passerete dal vivere di una preghiera ad un più onesto “things they change, my friend”.

La buona notizia è che le fac hanno effetto limitato. Archiviata la storia, ricucita la ferita, non fan più male e rimangono lì, come monito, su una mensola: nuovi amori passeranno per le vostre stanze, altre fac compariranno. Se siete particolarmente fortunati, incapperete in un esemplare di essere umano poco incline all’imbroglio. Viceversa aggiungerete esperienze alla vita, vita alle esperienze, catalogando nuovi casi, altre frasi da cui sarebbe meglio fuggire.

Non temete: resteranno lì, per sempre, stipate in un angolo della memoria. A ricordarvi in eterno, nel caso in cui foste così stupidi da dimenticare, che bisogna sempre fare attenzione a fidarsi del profumo delle mandorle.

Pubblicato da

Stefania Cava

Might be slightly chatty.

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