Una microscopica tolleranza

mafaldaNon ne posso più.

Dei complottisti che sostengono a gran voce che “gli illuminati ci governano e han cambiato la storia“, de “i giornali sono manovrati dai rettiliani“, de “le scie chimiche ci controllano i pensieri“, che forse sarebbe l’unica scusa per aver pensieri così di merda.

Non ne posso più.

Di quelli che un animale è come uno di famiglia – e per carità, concordo – ma quando si parla di esseri umani che scappano da morte certa cambia la solfa, ché considerarsi fratelli a volte è una faccenda scomoda.  Di quelli che “io non mangio niente che abbia grassi idrogenati e olio di palma“, ma poi non san fare la differenziata e inquinano quanto gli altri. Di quelli che “io mangio soia perché amo il pianeta“, ma poi vien fuori che le piantagioni intensive di soia lo stanno devastando, il pianeta.

Non ne posso più.

Dei fanatici del “come crescerà un bambino con due papà o due mamme“, come se non capissero che è più grave crescere con due idioti di sesso opposto che con due brave persone dello stesso. Di quelle che “se non sei mamma non sei una donna completa“, perché potrei dire lo stesso del punto croce e sarebbe una gigantesca, identica banalità. Di quelle che vogliono un uomo accanto per il lusso di poter avere un domestico tutto fare non pagato. Di quelli che se lo lasciano fare. Di quelli che non son capaci manco di far questo.

Non ne posso più.

Di vedere in un posto fisso gente che fatica a usar la punteggiatura, di sapere che a spasso c’è chi meriterebbe un lavoro ma quando si tratta dell’amico del fratello del cugino dello zio saltano tutte le menzioni e le dignità di stampa. Di quelli che si cullano nel “c’è crisi” e continuano a non far nulla, perché Dio benedica le giustificazioni non richieste e le coincidenze miracolose.

Non ne posso più.

Di quelli che “finalmente un giorno di vacanza!” e sfugge loro il concetto base che per andare in ferie dal lavoro bisognerebbe, come minimo, lavorare quando è ora. Di quelli che “tutti a casa, ladri di merda!” ma poi non stimbrano e si fanno i fatti propri, che, come dice qualcuno, la casta son sempre gli altri. Di quelli che piangono miseria ma poi fotografano una spiaggia delle Maldive con il loro ultimo modello di Iphone, sbocciando una bottiglia di Belvedere, che non si sa mai.

Non ne posso più.

Di quelle magre che si lamentano di un inesistente sovrappeso, entrando a gamba tesa nelle sensazioni di chi ha parecchi chili sul groppone e sa – oh, se lo sa – cosa voglia dire esser grassi davvero. Di quelle grasse che “le ossa lasciamole ai cani“, quando poi venderebbero il corredo della nonna – nonna inclusa – per poter assomigliare a Belen Rodriguez.

Non ne posso più.

Di tutti quelli che commentano le notizie di Facebook in diretta dalla Sagra della Banalità. Degli estremisti, poco importa la fede, la provenienza o il sesso. Degli allenatori da Mondiale, dei politici da Referendum, dei critici da Sanremo. Degli uomini che han paura, di quelli che non riuscirai mai a capire, dei complicatori di affari semplici.

Soprattutto, non ne posso più della cecchina di sogni e sentimenti che son diventata, ultimamente. Davvero. Non ne posso più. 

Pubblicato da

Stefania Cava

Might be slightly chatty.

2 pensieri su “Una microscopica tolleranza”

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